Torino Magazine n. 100
«Un’esplosione di vivacità»
Ero a Torino da circa un anno quando Laura Sciolla è venuta a trovarmi a casa, per raccontare su Torino Magazine le Fate Veloci appena nate.
Il nome non è un invito a fare in fretta. Le fate sono quelle delle favole, con un pizzico di magia. Veloci, perché chi cerca il suo posto non ha tempo da perdere.



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Chi sono
Ho imparato presto a non vedere porte chiuse.
Da bambina seguivo mio papà ovunque. Questa è la storia di come sono diventata quella che trova i posti.
leggi con calma
Savona
Sono nata a Savona, l’ultima di quattro figli. Quando sei la più piccola impari presto due cose: ascoltare tutti e farti spazio con il sorriso.
Papà
Mio papà, Gian Carlo, era avvocato. È stato sindaco di Millesimo e da sindaco rinunciava al suo compenso per pagare borse di studio ai ragazzi. Poi assessore provinciale, assessore regionale e senatore della Repubblica per quattro mandati: vent’anni. La sua storia è raccontata su giancarloruffino.it.
Era sempre in movimento. Riuscire a fare tante, tantissime cose in un giorno era la sua piccola soddisfazione. Io lo seguivo ai convegni, seduta sempre in prima fila e guardavo come entrava nelle stanze: senza soggezione, con una parola per tutti.
È lì che ho imparato che non esistono porte chiuse. Solo porte ancora da aprire.
«Chiaretta, almeno Vescovo.»
Papà, quando gli dicevo che avrebbe dovuto fare il preteNon giudicare
Da ragazza lo criticavo: mi sembrava che troppa gente gli stesse intorno per interesse. Lui si arrabbiava e mi insegnava a capire e a non giudicare mai: non sappiamo mai nulla di nessuno e nulla è come sembra.
Me lo porto dietro ancora oggi. Quando incontro una persona nuova la immagino da bambina. Mi rilasso e non giudico più.
Davanti a un quadro
Posso stare ore davanti a un quadro. Amo l’antico perché mi mette pace e il moderno perché mi fa sorridere; mi piace quando stanno nella stessa stanza.
Amo Monet, che trasforma un’impressione in un’emozione e Chagall, che fa volare le persone sopra i tetti. Amo i musei per il silenzio e l’atmosfera, le chiese per il profumo e i canti. E se non passo dal Pantheon, non sono a Roma.
Il mercato
Quando arrivo in una città nuova vado al mercato: è lì che capisco dove sono. Leggo nei parchi e in spiaggia e vivo tante vite anche quando resto ferma. Parigi è il posto dove mi perderei ovunque, a Charleston vivrei. Ma quando si sta bene, ogni posto è un bel posto.
L’album
Il cielo dei ricordi
tocca una foto
Il mio lavoro
Il mio lavoro è a Roma, a Torino, ovunque in Italia e anche all’estero. Faccio la property finder: un marchio mi racconta che cosa sogna di aprire e io cammino le città finché trovo il posto giusto.
Guardo dove si ferma la luce, chi passa, che cosa c’è nella vetrina accanto. Poi busso. E quando trovo il posto, lo sento prima ancora di misurarlo.
«La mia più grande soddisfazione è fare del bene agli altri.»
Gian Carlo Ruffino, mio papàOgnuno cerca il proprio posto. Io ho trovato il mio modo: aiutarlo a trovarlo.
